Pensieri a briglie sciolte
La bellezza non ha una data di scadenza
C’è una cosa che mi ha sempre lasciato perplesso nel modo in cui rappresentiamo la bellezza: questa ossessione per la giovinezza.
Come se la bellezza fosse un privilegio concesso per un periodo limitato, destinato inevitabilmente a scomparire.
Poi guardo un volto adulto, un’espressione, uno sguardo che ha qualcosa da raccontare, e mi chiedo perché dovremmo considerarlo meno interessante di un viso perfettamente levigato.
Una persona non diventa meno fotografabile perché ha vissuto. Anzi, a volte accade esattamente il contrario.
Ci sono tratti che acquistano forza, sguardi che diventano più intensi, modi di stare davanti a una macchina fotografica che non hanno bisogno di imitare nessuno.
Penso in particolare alle donne adulte, troppo spesso rappresentate attraverso due estremi: da una parte la ricerca ostinata di un aspetto più giovane, dall’altra l’idea che una certa età imponga di rinunciare alla sensualità.
Ma perché?
La sensualità non è una questione anagrafica. E non coincide necessariamente con quanto corpo viene mostrato.
Può stare in una postura, in una mano, in uno sguardo diretto verso l’obiettivo. Nella sicurezza, ma anche nella vulnerabilità.
Non credo che un buon ritratto debba cancellare ogni imperfezione.
Credo piuttosto che debba capire quali particolari rendono una persona interessante e scegliere come raccontarli.
La luce può accarezzare o scolpire. Può suggerire, nascondere, accentuare. Ma non dovrebbe avere come unico obiettivo quello di trasformare qualcuno in una versione più giovane di sé.
Vorrei realizzare ritratti nei quali una donna adulta possa riconoscere il proprio fascino, senza la sensazione di dover chiedere scusa per la propria età.
Ritratti eleganti, intensi, talvolta sensuali. Ma sempre costruiti intorno alla persona, mai a uno stereotipo.
Perché forse il problema non è la bellezza che cambia. È il nostro modo troppo ristretto di cercarla.