Pensieri a briglie sciolte
La tecnica non è il contrario della creatività
Ho trascorso buona parte della mia vita professionale in un settore nel quale le cose devono funzionare.
Non basta che un impianto sia bello da vedere. Deve fare ciò per cui è stato progettato.
E quando qualcosa non funziona, bisogna capire perché.
Forse è anche per questo che non riesco a vedere un confine così netto fra lavoro tecnico e lavoro creativo.
Quando preparo un set fotografico, mi trovo davanti a una serie di problemi da risolvere.
La luce deve arrivare da una certa direzione. Un riflesso deve essere controllato. Un oggetto deve essere sostenuto senza che il supporto diventi visibile. Un risultato deve essere ripetibile oppure, al contrario, lasciare spazio a qualcosa di imprevisto.
È tecnica. Ma è anche una parte fondamentale del processo creativo.
Lo stesso accade con la fotogrammetria.
Si parte da immagini, misure, geometrie e procedure. Poi quelle informazioni possono diventare una rappresentazione tridimensionale del territorio, un modello consultabile o persino un oggetto da tenere in mano.
Il dato diventa materia.
Mi interessa questo passaggio perché mostra una cosa che considero fondamentale: strumenti diversi possono collaborare per ottenere un risultato che nessuno di loro, da solo, sarebbe in grado di produrre nello stesso modo.
Naturalmente conoscere una tecnica non significa automaticamente avere qualcosa da dire.
Una fotografia può essere perfetta dal punto di vista dell’esposizione e non trasmettere assolutamente nulla.
Così come un’idea brillante può rimanere soltanto un’idea se mancano gli strumenti per realizzarla.
Per me tecnica e creatività non sono avversarie.
La tecnica offre possibilità. La creatività decide come utilizzarle.
Ed è proprio nell’incontro fra queste due dimensioni che trovo più interessante lavorare.